Opere pubbliche 

Cimitero civico

Monteprandone (AP)

Monteprandone (AP)

Ampliamento struttura cimiteriale

L’intervento riguarda la realizzazione di una nuova struttura cimiteriale in ampliamento alla struttura esistente del Comune di Monteprandone. Il progetto di ampliamento dell’attuale cimitero nasce dalla volontà di ridare ordine ad episodi architettonici frammentari che si sono susseguiti nel tempo in maniera eterogenea, tanto da renderne difficile la lettura sotto il profilo dell’identità. L’ampliamento si pone come elemento terminale dotato di un grado di chiusura molto forte, rafforzato dalla geometria semplice di immediata lettura.
Cliente
Comune di Monteprandone
Categoria
Data
2014-2017
Budget
€ 1.700.000
Area

mq 6.000

Superficie

mq 2.000

Il “recinto” è costituito da una massa muraria priva di aperture, ad eccezione degli ingressi, silenziosa come lo spazio che contiene ed in grado di dare quel senso di stabilità spazio-temporale che riflette la condizione dei defunti. L’elemento di ingresso assume un significato particolare in relazione al perimetro. Quest’ultimo separa la città dei vivi dalla città dei morti in maniera netta e senza compromessi. L’accesso rappresenta metaforicamente questo passaggio, un gesto estremo verso qualcosa di ignoto che deve comunque accogliere e rassicurare. In quest’ottica non viene trattato come fossero dei propilei, ma al contrario viene trattato come uno squarcio deciso ed inesorabile su una massa impenetrabile. L’arretramento dell’ingresso dovuto alla profondità del volume tende ad accogliere la persona, mentre l’abbassamento del piano soprastante comprime lo spazio ed accelera l’attraversamento.

Il rapporto con i defunti è un rapporto spirituale caratterizzato da una forte intimità. Inevitabile il riferimento all’hortus conclusus, il giardino segreto e misterioso dotato di una forte chiusura verso l’esterno mediante l’uso rigoroso e geometrico dei piani. Lo spazio racchiuso è il silenzioso luogo della meditazione e della memoria, luogo di introspezione.

Si tratta di una tipologia semplice, largamente usata nella storia con significati diversi, caratterizzata dalla definizione di uno spazio mediante l’uso di quattro piani. Nel progetto di ampliamento tale spazio viene concepito in forma tridimensionale come un vuoto derivante dalla sottrazione di un volume da una massa parallelepipeda. È l’archetipo della grotta, il rifugio per eccellenza.

L’andamento altimetrico del terreno pone dei problemi rispetto alla scelta della tipologia adottata. L’idea di uno spazio racchiuso sul modello greco del temenos (il recinto sacro), così come lo era per l’agorà, il foro o l’atrium della casa romana e greca, presuppone un luogo pianeggiante dove esercitare le attività. Tale limite diviene un valore aggiunto nell’ambito del progetto poiché il singolo elemento tipologico viene ridotto dimensionalmente e ripetuto su piani diversi secondo un rapporto di adiacenza che ne ristabilisce l’unitarietà. La conseguenza diretta è quella di stabilire un rapporto dimensionale tra i pieni e i vuoti più armonioso ed esaltare la tridimensionalità degli spazi. Quest’ultimo aspetto in particolare ha un’influenza notevole sullo sviluppo del percorso.
Il percorso viene concepito come elemento in grado di ricucire i diversi episodi architettonici. L’intento è stata proprio quello di conferirgli la forza necessaria mediante due accorgimenti distinti. Il primo è quello di trattarlo come segno unico dal nuovo al precedente ingresso, per legarlo alla preesistenza, posizionandolo non sull’asse ma secondo un andamento obliquo rispetto agli spazi che attraversa al fine di renderlo un’eccezione rispetto al contesto e conferirgli maggiore tensione dinamica. Il secondo ricorre all’uso del verde, in particolare l’utilizzo dei cipressi consente un’ideale proiezione verso l’alto che lo rende visibile da ogni punto.

A scala più piccola, pertanto nel solo ambito dell’ampliamento, l’uso di diversi elementi naturali è associato con significati diversi al percorso, inteso quale elemento dinamico, ed agli spazi attraversati, intesi come elementi statici. Le corti interne sono delimitate dai loculi e dalle cappelle. L’elemento percorso, al contrario, è l’elemento dinamico, spirituale, metaforicamente associato all’anima. Il suo è un percorso di elevazione secondo la strada maestra. Il suo sviluppo avviene mediante l’uso di una rampa che attraversa lo spazio come fosse sospesa e priva di gravità. Un segno deciso caratterizzato dall’uso del travertino bianco, simbolo di leggerezza e purezza. La sua presenza è rafforzata da un lato dai cipressi e dall’altro dall’utilizzo di una cascata d’acqua, trattata come un velo leggero, e delle vasche lungo il percorso sottostante.

L’uso del verde, per creare ombreggiamento e dare una sensazione di protezione, nonché per mitigare le masse, avviene attraverso alberature sparse di diversa natura all’interno delle corti ed attraverso dei filari lungo il prospetto di accesso.
Il cemento armato a vista, se ben fatto, esprime al meglio la gravità delle masse e la loro impenetrabilità. Come già accennato, ad oggi è l’unico elemento unificante del complesso e pertanto la scelta del suo utilizzo per esprimere la texture dell’ampliamento ne è una conseguenza naturale. Il travertino è utilizzato per identificare i persorsi, le sedute e le vasche d’acqua, oltre che naturalmente per rivestire i loculi e le cappelle.